I suoi animali liberi tra le strade delle città sono una trasposizione simbolica dell’essere umano in questa società dei consumi dove il materialismo ha preso il sopravvento sullo spirito. Conosciamo meglio Gabriele Buratti, Buga.

Gabriele Buratti, come e quando diventa il “Buga”?

Avevo circa dieci anni e firmai un disegno che rappresentava un daino in un bosco, mio padre mi suggerì BUratti GAbriele BUGA, da allora per gli amici io sono BUGA.

In ogni tua opera troviamo un tuo “marchio”, un segno distintivo, un codice a barre o numerico. Cosa indica esattamente?

Il codice ti ricorda che appartieni a una civiltà ormai arrivata alla fine, quella dei consumi dove tutta la realtà figurata viene usata per indurti a un pensiero unico, globale, dove anche tu sei un numero, diventi una merce. Se te ne rendi conto allora ti puoi salvare e l’unico parametro di riferimento è la Natura di cui gli animali che rappresento ne sono il paradigma.

Un tema a te carissimo è sicuramente la natura in dialogo con l’urbano. Come interagiscono, all’interno della tua estetica, questi due concetti apparentemente inconciliabili ?

Mi piace pensare che la città possa diventare un luogo selvaggio dove la Natura può riprendersi i propri spazi, un po’ come a Chernobyl dove l’ordine naturale si è ristabilito dalla rovina perpetrata dall’uomo.

Da dove trai l’ispirazione per creare le tue opere ?

Dal mio immaginario, presente nel momento dell’interazione tra un pensiero depositato nel tempo e un’immagine reale.

Ogni persona svolge un lavoro che rappresenta un ruolo nel sistema della nostra società consumistica così come ogni forma vivente in Natura svolge il proprio, con la differenza che noi attingiamo dalla Natura consumandone le fonti che ci garantiscono la vita mentre gli animali ne garantiscono la continuità.

Puoi dirci due parole sui supporti che utilizzi?

Tavola di legno, quasi sempre di recupero, piene di energia e memoria.

Ci puoi parlare delle tecniche che prediligi? La tua è una pittura lenta e riflessiva o veloce e istintiva?

Lenta e riflessiva. Per il fondo idropittura bianca al quarzo, poi olio, che una volta asciutto gratto a cercare il bianco sottostante per la luce e poi ancora olio, acqua, matite, pastelli, carta vetrata, lame di ex taglierini, paglietta di ferro, stracci…

Ci descrivi il tuo studio? Che ruolo ha per te ?

Un luogo interdisciplinare dove tutto ciò che faccio sia a distanza ravvicinata: pittura, disegno, musica, scultura, fotografia…

Cosa pensi della scena pittorica italiana contemporanea ?

Se non hai nulla da dire appendi il pennello e osserva cosa succede attorno a te.

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