La sua pittura metafisica descrive un percorso spirituale, è una sfida, una provocazione. Parliamo dell’artista Ciro Palumbo. Gli abbiamo posto alcune domande per conoscerlo e farvelo conoscere meglio.

Cosa significa per te dipingere ?

È la domanda delle domande! È per me, senza retorica o qualunquismo, poter vivere. Ovvero essere ciò che sono, un pittore e tutto ciò che significa. Ovviamente è una urgenza che sento, è un desiderio, è un piacere, è camminare nel cielo tra nuvole e sole, sudando.

Da dove nasce la tua pittura ?

La pittura nasce da dentro ma si trasforma con le contaminazioni. Queste ultime sono le letture, la musica, la poesia, i grandi maestri antichi e contemporanei, le grandi chiacchierate con le persone che incontro.

Il colore. Nelle tue opere appare sempre brillante, lucente, vivido. Perché questa scelta?

È una forma di espressione. Non saprei con esattezza, ma di sicuro fa parte di una ricerca. Inoltre credo che la pittura sia luce e colore.

Un breve profilo dell’uomo e dell’artista Ciro Palumbo.

Non dovrei farlo io, ma ci provo. Mi sento un viaggiatore, come un mio soggetto, l’Homo Viator, dallo sguardo visionario. Fondamentalmente un pittore.

C’è un’opera a cui sei particolarmente affezionato? Se sì, perché ?

Ovviamente sì… anzi non saprei. Spero di affezionarmi a più lavori. Sicuramente alcuni dipinti hanno segnato il mio percorso e forse in quelli risiede un mio maggiore attaccamento.

Ci sono progetti a cui stai lavorando attualmente di cui vorresti raccontarci qualcosa?

Sì, ne ho diversi. Ci sarà l’appuntamento in Sicilia, a Taormina, con l’evento Homo Viator dall’opera pittorica ad una pièce teatrale con l’attore PierGiuseppe Francione. Sto preparando il terzo capitolo di Rinascenza, un ciclo di opere dedicate alla rinascita dell’anima ai nostri tempi, dando uno sguardo al Rinascimento. Avrò una mostra estiva a Pietrasanta dedicata ad Animalia gruppo di lavori ispirati agli animali come le magiche balene, gli ippopotami e i rinoceronti sognatori. Infine sto mettendo insieme alcuni lavori per un progetto a cura di Ivan Quaroni dal titolo Liberamente tratto.

Cos’ha significato per te la partecipazione alla Biennale di Venezia ?

Devo esser sincero, non l’ho vissuta come una esperienza formativa e coinvolgente come potevano essere le Biennali degli anni Cinquanta. Ma sono riuscito a incontrare molti colleghi che oggi sono diventati amici.

Attualmente vivi e lavori a Torino. Che rapporto hai con la città ?

Splendido. Amo questa città seppur austera nella sua architettura, ma molto accogliente, ricca di espressioni culturali ed estremamente giovane.  Vi invito a visitarla.

Parliamo di attualità. Quanto incidono gli eventi sociali e politici nella tua creazione ?

Non sono un “pittore del sociale”, tantomeno “politico”, ma senza dubbio trasmetto sulla tela la temperatura del tempo che vivo. Forse, come alcuni studiosi dicono, l’artista annuncia, suo malgrado, i tempi che verranno. Vediamo quelli che altri non vedono? Non lo so.

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