In Valeria Patrizi le figure femminili, del mito, della letteratura e della storia, affiorano dalla tela grezza. Nel 2019 Galp ha scelto questa meravigliosa artista da esporre in Galleria. Le abbiamo fatto qualche domanda per farci raccontare qualcosa di sé.

Cosa ti viene in mente se dico “pittura”?

Mi viene in mente la pittura classica. Penso immediatamente  ai grandi pittori italiani del passato: Michelangelo, Raffaello, Botticelli. L'eleganza, la grandezza, l'abile uso delle tecnica pittorica e di tutti i suoi possibili virtuosismi sono la caratteristica fondamentale di questi grandi artisti che rappresentano per me e per tutta la storia dell’arte, la pittura in tutte le sue espressioni.

Guardando una tua opera, arriva prima il colore, seppur molto leggero, del tratto. È voluto?

Dopo anni di sperimentazione e ricerca, sono arrivata alla realizzazione di un lavoro in cui il colore occupa la parte centrale della tela. Con delicata prepotenza, rimane in perfetto equilibrio con il tratto leggero della matita che disegna i contorni della figura. Non è stata un'operazione premeditata ma il frutto di tante prove e tanti  errori. Mi piace l'idea che “arrivi” prima il colore, quasi come se le mie opere non fossero opere figurative bensì astratte. Opere dove l'elemento che domina è la macchia di colore, le sue sfumature e la casualità con cui si posa sulla tela.

Perché, nelle tue opere, è così preponderante la figura della donna?

Questa è una delle domande che mi vengono fatte più spesso quando ci si accorge che nella maggior parte delle mie opere il soggetto principale è un soggetto femminile. Senza dubbio queste donne sono personaggi particolarmente eterei che non trovano nei loro contorni un vero “ritratto umano” ma restano pretesti per raccontare un mondo femminile che mi appartiene nel profondo. Io amo le donne. Le conosco bene, conosco le loro storie, le grandi capacità, la forza e la sensibilità. In questi anni non avrei potuto dipingere altro che donne. Occhi e colori di donne fiere, addolorate, serene, donne madri o donne accompagnate da spiriti animali che le rappresentano. 

I tuoi soggetti hanno una dimensione quasi “reale”, come mai questa scelta di rappresentarli in scala 1:1?

La dimensione “quasi” reale mi da la possibilità di immergermi realmente nello “spazio scenico” in cui sono dipinti i soggetti, e questo rende il gesto pittorico e spero anche il risultato finale più forte, più vero e più coinvolgente.

Le tue donne sono spesso rappresentate con un animale. Perché questa scelta? Cosa rappresenta?

Come accennavo prima,  spesso le donne che racconto sono accompagnate da un animale che può avere una connotazione simbolica o semplicemente evocare in chi guarda una storia. Ho dipinto conigli, oche, cani, gatti, volpi, lupi. Tutti portano con sé una meravigliosa leggenda che vuole in qualche modo raccontare la storia del personaggio che gli è accanto.

Quanto è importante lo studio dell’anatomia umana all’interno delle tue tele?

Sicuramente molto importante. Ho studiato anatomia umana per 4 anni in Accademia e in più disegnare quotidianamente tiene senza dubbio allenati. Credo però che le mie opere non siano cosi fortemente realistiche da avere dei parametri anatomici cosi evidenti. Spesso  mi rendo conto di disegnare braccia troppo lunghe, colli sproporzionati, visi senza naso e altre cose simili; ma questo per me  passa in secondo piano se l'immagine ha un equilibrio di forma che mi soddisfa.

Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzata nel corso del tempo? 

Dai pittori contemporanei come Bacon, Saville, Freud ai pittori moderni della secessione viennese, in particolar modo i disegni di Schiele e Klimt. Amo l'arte giapponese e gli acquerelli in generale. Leggo (da quando è nato mio figlio molto molto meno) di tutto, dalla poesia ai libri sul narcotraffico sudamericano. Adoro il cinema d'autore e impazzisco per i film francesi, da Truffaut e Rohmer, alle commedie contemporanee.

Puoi dirci qualcosa di te? Quando e dove sei nata, quale è stata la tua formazione? Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

Sono nata a Roma dove attualmente vivo. In passato ho vissuto in Spagna e in Francia. Ho sempre desiderato essere una pittrice, per questo ho frequentato prima l'Istituto d'Arte e in seguito l'Accademia delle Belle Arti. Per alcuni anni mi sono occupata di restauro pittorico, ho amato il lavoro di restauratrice,  mi ha dato la possibilità di entrare davvero nel profondo di un'opera d'arte, di conoscerne le tecniche esecutive e la sua storia, di imparare l'uso dei materiali, di conoscere i colori, i supporti, le imprimiture. Nonostante il grande amore che ho avuto per il lavoro di conservatore di opere d'arte, la vita ha continuato a riportarmi alla mia pittura. Non ho mai smesso di dipingere, nonostante abbia in passato fatto altri lavori. La pittura è stata sempre per me casa e  rifugio e non ho mai pensato di poterne fare a meno. Disegnavo da bambina; a scuola ero sempre la più brava nelle materie artistiche e i miei insegnanti mi hanno sempre incoraggiato ad intraprendere un percorso artistico. Ho sempre sperato che potesse trasformarsi in un lavoro ma non ne ho mai avuto la certezza; per questo mi ritengo un’“artista” umile che sa di dover fare ancora tanta strada.

Quando hai cominciato a percepirti come artista e cosa vuol dire oggi essere un’artista?

Artista è una parola parecchio abusata in questo periodo storico e noi tutti sappiamo il perché. Ecco si, io mi considero artista perchè mi occupo di fare arte ovvero di usare il linguaggio dell'arte per esprimere idee e raccontare immagini. Credo che averne fatto un lavoro renda l'idea di essere un artista più concreta, forse più riconoscibile socialmente. Come qualsiasi altro lavoro è necessario farlo con passione e fantasia, non dare nulla per scontato e mettersi in discussione ogni giorno. Credo che mi sentirei un'artista anche se non dipingessi. Mi sento un'artista quando invento personaggi con espressioni e voci buffe per mio figlio, mi sento un'artista quando apro il frigorifero e con le sole due cose che ci sono dentro invento un piatto speciale per la mia famiglia. Insomma credo che oltre a tutto quello che c'è di concettuale dietro a questa figura ci sia senza dubbio il modo in cui si vive la propria vita.

A chi piacciono, secondo te, le tue opere?

Lo dico sottovoce: credo che piacciano soprattutto agli ultimi romantici che ci sono in giro :-)