Buratti Gabriele

Gabriele Buratti (Milano, 1964), in arte Buga. Dopo essersi laureato presso il Politecnico di Milano in Architettura del Paesaggio, lavora per un paio d’anni come architetto e designer. Decide poi di dedicarsi totalmente all’arte e alla pittura, sue grandi passioni, per le quali dimostra un talento fin da piccolo.
Inizia a collaborare, per un breve periodo, con Piero Fornasetti (scultore e scenografo italiano celeberrimo nel settore del design industriale del XX secolo) e a 30 anni conosce Remo Brindisi, importante pittore italiano che gli suggerisce di dipingere «come tu vedi, non quello che vedi». Buratti fa tesoro di questo insegnamento: la sua è un’arte tanto espressiva, concettuale e originale quanto diretta. Elabora un suo segno distintivo, un vero e proprio “marchio”: un codice a barre che inserisce in ogni opera come critica alla società consumistica in cui viviamo, che trasforma tutto e tutti in prodotti utili al consumo. È un’icona che restituisce un’idea di arte forte, che non è avulsa dal contesto economico-sociale ma che, al contrario, lo analizza e lo denuncia.
Due dei temi più cari a Buga sono il contesto urbano e la natura: il grigio cemento degli edifici è contrapposto alla sacralità della natura africana, in cui gli animali dovrebbero vivere liberi e selvaggi, incontaminati. Ma l’artista li “preleva” dal loro contesto naturale e li inserisce nell’architettura cittadina, in cui ognuno diventa un elemento della società: il rinoceronte rappresenta il candidato politico e il diritto di voto, l’elefante e il ghepardo i liberi cittadini.
Le sue sono opere originali e innovative, dipinte a olio su tavola o tela e successivamente grattate in superficie con spatola e carta vetrata. La pennellata pastosa e la cromaticità, limitata alla scala di grigi, restituiscono un’arte efficace e fortemente comunicativa.