Iniziamo con le domande difficili. Chi è Silvia Trappa?

In primis direi una scultrice. Nonostante la mia ricerca tocchi diversi ambiti credo che quello con la scultura sia il rapporto che funge da misura per tutto il resto, forse perché la mia formazione è stata quella (ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara).

 

intervista silvia trappa

 

Quando e come ti sei avvicinata al mondo dell’arte?

La mia famiglia è sempre stata particolarmente sensibile all’arte. La passione per la fotografia di mio padre mi ha lasciato una leggera ossessione per la luce e di mio credo di aver sempre ragionato molto per immagini, complice una buona memoria visiva.

 

Ci sono artisti o maestri a cui ti ispiri?

Il grande colpo di fulmine che mi spinse verso la scultura fu Constantin Brancusi, la cui capacità di mettere a nudo l’essenza delle cose in un connubio di eleganza e potenza mi ha sempre lasciato senza fiato.

Per il resto ho sempre trovato molto stimolante guardare a mondi diversi dal mio, come la pittura classica, la fotografia, la letteratura, ma anche il cinema e la musica.

 

Con quali tecniche e con quali materiali preferisci confrontarti?

Nel mio lavoro i materiali sono parte integrante dell’opera, assumono un valore significante, per questo cambio spesso materiale. Ho lavorato a lungo la vetroresina, per poi cercare materiali più sostenibili, e negli ultimi anni lavoro molto con la carta, la ceramica e ultimamente anche con il legno. Ogni materiale ha i suoi tempi e i suoi modi e trovo molto costruttivo imparare ogni volta a confrontarsi con qualcosa di nuovo. Nei disegni di base lavoro a penna, mix media e collage, probabilmente per soddisfare un bisogno di tridimensionalità.

 

Molti dei tuoi lavori sono caratterizzati dal tema dell’infanzia, ci spieghi il perché?

Trovo che l’infanzia sia un’ottima metafora del vivere. La vita è uno stato di perenne crescita in cui si cerca un equilibrio tra quello che è dentro di noi e quello che ci circonda. Tutto questo è leggibile nell’immagine di un bambino che vuole essere un supereroe o nell’ostentata e al contempo fragile sicurezza di un adolescente.

 

Un’altra influenza ben visibile è quella giapponese, ce ne parli po’?

Durante i miei studi ho avuto la possibilità di frequentare la Tokyo Zokei University ed è stata un’esperienza che ha segnato molto il mio percorso.

In Giappone ho scoperto una cultura che mi è molto congeniale e soprattutto una visione estetica molto vicino alla mia: quella nipponica di fatti è un’estetica che si rifà alla bellezza della natura, che si basa più sulla “giustezza” che sulla “perfezione”.

Inoltre conoscere l’approccio dell’arte giapponese con la grafica mi ha permesso di dare più spazio al disegno che prima si muoveva prettamente in funzione del mio fare scultura.

 

Come scegli i soggetti che crei? Da dove trai ispirazione?

Ho sempre lavorato per raccontare quello che mi circonda più che per raccontare qualcosa di me. Mi capita spesso di annotare input che prendono forma solo dopo molto tempo. Quello che cerco di fare è apprendere elementi che appartengono alla tradizione di diverse Culture e reinterpretarli in chiave contemporanea per poter raccontare qualcosa di attuale.

Credo si possa imparare molto guardando al passato e soprattutto per un artista italiano, cresciuto circondato dall’Arte, fare i conti con la Storia sia un passaggio necessario.

 

Cosa significa per te, fare arte oggi?

L’Arte per me deve necessariamente essere lo specchio del tempo in cui viene creata.

Vivendo in un mondo in continuo movimento trovo naturale che la mia ricerca sia trasversale e si muova su più piani, toccando la scultura, l’illustrazione, la moda e anche il sociale.

Da anni collaboro con scuole e associazioni per realizzare laboratori per bambini e per persone con diversi tipi di disabilità e avere un riscontro sociale da questo punto di vista è molto importante me.

 

A cosa ti stai dedicando ultimamente? Hai progetti in cantiere?

Da un po’ di tempo sto lavorando a una nuova istallazione di sculture in carta e questi giorni di quarantena chiusa in studio stanno dando i loro frutti. Parallelamente mi sto dedicando molto al disegno, lavorare al libro HOLD ME è stato bello e intenso e dopo quella esperienza mi sto interessando al mondo dei libri d’illustrazione.

 

SOPRI LE OPERE

 

opere di silvia trappa